111) Eliade. Sulle ierofanie.
In questa lettura Eliade tratta delle ierofanie (manifestazioni
del sacro) e ne sottolinea la complessit. Ci nonostante egli
ritiene possibile arrivare ad un quadro coerente di modi di
esprimersi del sacro stesso.
M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, traduzione italiana
di V. Vacca, Boringhieri, Torino, 1976 3, pagine 6-10.

 Queste osservazioni, ampiamente illustrate nel corso di questo
libro vanno applicate all'eterogeneit delle ierofanie di cui
abbiamo parlato, poich, come si  detto, quei documenti non
soltanto sono eterogenei riguardo all'origine (provenendo alcuni
da sacerdoti o da iniziati, altri dalle masse; gli uni presentano
soltanto allusioni, frammenti e dicerie; gli altri, testi
originali eccetera), ma sono eterogenei anche nella loro stessa
struttura. Per esempio, le ierofanie vegetali (cio il sacro
rivelato per mezzo della vegetazione) si ritrovano tanto nei
simboli (Albero Cosmico) o nei miti metafisici (Albero della
Vita), quanto nei riti popolari (la Passeggiata del Maggio, la
combustione del ciocco, i riti agrari), nelle credenze collegate
all'idea di origine vegetale del genere umano, nelle relazioni
mistiche fra certi alberi e certe persone o societ umane, nelle
superstizioni intorno alla fecondazione per mezzo di frutti o di
fiori, nei racconti ove gli eroi uccisi a tradimento si
trasformano in piante, nei miti e nei riti delle divinit della
vegetazione e dell'agricoltura eccetera Questi documenti non
differiscono soltanto nella loro storia (confrontare, per esempio,
il simbolo dell'Albero Cosmico presso gli Indiani e presso gli
Altaici, con le credenze di certe popolazioni primitive, circa la
discendenza del genere umano da una specie vegetale), differiscono
anche per la loro stessa struttura. Quali documenti dobbiamo
prendere a modello, per capire le ierofanie vegetali? I simboli, i
miti, i riti, o le forme divine?.
Il metodo pi sicuro, evidentemente,  quello che considera e
utilizza tutti questi documenti eterogenei, senza escludere nessun
tipo importante, e nello stesso tempo pone la questione dei
contenuti rivelati da tutte le ierofanie. Otterremo cos un
insieme coerente di tratti comuni, che, come vedremo pi oltre,
permettono di organizzare un sistema coerente di modalit della
sacralit vegetale. Potremo cos notare che ciascuna ierofania
presuppone questo sistema; che un'usanza popolare in relazione con
la passeggiata cerimoniale del Maggio implica la sacralit
vegetale formulata nell'ideogramma dell'Albero Cosmico; che certe
ierofanie non sono abbastanza aperte, sono quasi criptiche,
nel senso che rivelano soltanto in parte e in modo pi o meno
cifrato la sacralit incorporata o simboleggiata dalla
vegetazione, mentre altre ierofanie realmente faniche lasciano
trasparire, nel loro insieme, le modalit del sacro. Per esempio,
potremmo considerare come ierofania criptica, non sufficientemente
aperta, o locale, l'usanza di portare in giro cerimonialmente
un ramo verde all'inizio della primavera; e come ierofania
trasparente il simbolo dell'Albero Cosmico. Ma l'una e l'altra
rivelano la stessa modalit del sacro incorporato nella
vegetazione: la rigenerazione ritmica, la vita inesauribile
concentrata nella vegetazione, la realt in una creazione
periodica eccetera Il fatto da porre in rilievo fin d'ora  che
tutte le ierofanie portano a un sistema di affermazioni coerenti,
a una teoria della sacralit vegetale, e che questa teoria 
implicita nelle ierofanie e insufficientemente aperte non meno
che nelle altre.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume V, pagine 154-155.
